Il sistema online di partecipazione ai bandi, utilizzato per destinare le risorse alle imprese attraverso la compilazione e l’invio delle domande su piattaforme digitali ha fatto il suo esordio in Italia nel 2007. Da allora, nonostante problematiche tecniche e forti critiche, il suo utilizzo da parte delle PA è costantemente aumentato.

Che cos’è il Click day e come funziona

Il sistema di assegnazione dei bandi attraverso l’invio di domande su piattaforme online viene spesso denominato ‘click day’, inglesismo che sintetizza il fatto che le domande vanno compliate e presentate sul web in giorni e orari precisi, i quali vengono comunicati con ragionevole anticipo.

Nel momento in cui vengono attivate le piattaforme di compilazione e di invio, le imprese candidate possono iniziare a registrarsi e compilare online le domande di ammissione ai bandi e quindi in seguito inviarle.

Generalmente viene indicata una prima data a partire da cui è possibile iniziare a compilare le domande e una seconda data a partire da cui è possibile iniziare a inviare le domande.

Le critiche al Click day: “Il sistema aumenta il divario digitale"

Il sistema del Click day si basa su una procedura totalmente online e di accettazione cronologica delle domande, che nulla ha a che fare con il merito delle imprese candidate. Di conseguenza le risorse vengono assegnate sulla base di un unico parametro: quello della velocità nell’invio.

Le maggiori critiche al sistema vertono sul fatto che il medesimo avvantaggi le imprese che dispongono dei mezzi informatici più potenti e delle connessioni Internet aziendali più veloci.

“Il click day esaspera la già critica situazione del digital divide”, sottolinea Bianca Pergola, co-fondatrice e AD di B&P Consulting, società che si occupa di consulenza aziendale. “Le aree dove la connessione alla rete è di scarsa qualità o addirittura assente vengono penalizzate. Basti pensare a certe zone del Mezzogiorno, ma anche a molte aree montane o ad altre zone dove comunque ancora non c’è internet ad alta velocità, né tantomeno la fibra ottica”.

L’esaurimento dei fondi in tempi strettissimi: i casi del Fondo imprese femminili e del Fondo imprese creative

Un’altra problematica messa in evidenza da chi critica i click day è che vista la sproporzione tra risorse a disposizione e numero di domande, i fondi dei bandi vengono ‘bruciati’ in tempi strettissimi dall’apertura degli sportelli virtuali.

Le agevolazioni del Fondo impresa femminile per esempio, sono terminate in poche ore dal momento della messa a disposizione dello sportello online e la stessa sorte è toccata a quelle del Fondo imprese creative.

"Partecipare ai bandi”, spiega Pergola, “è un’attività che richiede studi e progettualità che si traducono in settimane di lavoro, che con l’attuale impostazione dei click day vengono vanificate in pochi istanti”.

“Il fatto poi che ciò accada quando in gioco ci sono priorità trasversali del PNRR come le pari opportunità”, continua Pergola, “le quali sono non solo generazionali e di genere, ma anche territoriali, è particolarmente sconfortante: da un lato infatti il governo mette in campo delle interessanti misure economiche, ma dall’altro l’accesso alle medesime viene impedito alle imprese che ne avrebbero diritto dopo una manciata di minuti, creando negli imprenditori un senso di amarezza e di sfiducia. Fortunatamente, dopo un primo comprensibile disorientamento si ritrova la giusta rotta e spesso sono gli stessi imprenditori a chiederci in modo proattivo di aiutarli a trovare altri canali di finanziamento per le loro progettualità”.

Il proliferare delle aziende che promettono l’accesso ai bandi grazie a ’cliccatori professionisti’

Facendo una semplice ricerca su Internet si possono trovare differenti siti come clickday.it, clickdayitalia.it, oppure clickday.guru che sono nati con il diffondersi del sistema online di assegnazione dei bandi.

Queste società promettono—grazie a quelli che definiscono “team di cliccatori professionisti esperti”—di ottenere l’accesso ai bandi per i loro clienti e vantano sui loro siti percentuali di riuscita superiori al 90%. Il compenso per i “cliccatori professionisti”, secondo quanto si legge ancora sulle pagine web di queste società, può arrivare fino a 800 euro.

“Il parametro della velocità a cliccare un tasto non può e non deve essere un parametro discriminante”, osserva Paola Chiesa, Funding Specialist di B&P Consulting. “Non è in discussione il fatto che queste fabbriche di clic ottengano o meno i risultati che promettono, ma è la loro stessa esistenza a evidenziare come meglio non si potrebbe quanto il sistema dei click day per l’assegnazione di risorse che possono decidere il destino delle imprese, vada ripensato per restituire centralità al merito”.

Cosa sostengono coloro che rimangono favorevoli al Click day

Chi rimane a favore del click day, sostiene che con altri sistemi la PA non avrebbe la capacità di selezionare lo stesso numero di domande che le è consentito con il sistema digitale, e inoltre che una selezione con altri metodi si porterebbe dietro problematiche come la possibilità di corruzione, che invece il click day esclude.

“Se la PA non è in grado di selezionare un alto numero di domande, allora il problema è prima di tutto a monte”, osserva Chiesa, “perché evidentemente i fondi messi a disposizione sono troppo pochi rispetto alle esigenze”.

“Curioso peraltro”, continua la consulente, “che oggi che la Pubblica Amministrazione sta investendo milioni di euro provenienti dal PNRR proprio per la realizzazione di portali sempre più performanti su tanti fronti come Capacity Italy, PIAO e altri, la partecipazione ai bandi da parte delle aziende sia gestita in modo così disincentivante”.

Per quanto riguarda il rischio della corruzione poi, secondo Chiesa “il click day di per sé non lo elimina, anche perché non viene pubblicato l’elenco delle domande arrivate, dell’orario di arrivo delle stesse e del protocollo. Dettagli che permetterebbero alle aziende di verificare la posizione in classifica. Come si sa, il miglior antidoto verso la corruzione si chiama trasparenza”, conclude.

Quali possono essere le alternative al click day

Ma esistono valide alternative ai click day? Non si può certo pensare di rinunciare alla tecnologia, ma allo stesso tempo non ci si dovrebbe affidare unicamente a dei click, impegnandosi allo scopo di realizzare un metodo attraverso cui sia possibile valutare i progetti anche nel merito.

L’ordine di arrivo delle domande insomma, dovrebbe essere solo un primo criterio di valutazione, ma successivamente andrebbe data la possibilità a tutti i progetti di essere valutati, tenendo lo sportello aperto per un periodo congruo.

“Eventualmente si potrebbe prevedere una prima fase di raccolta di manifestazione di interesse da parte delle aziende”, propone Pergola, “che dia il senso ai soggetti gestori dei bandi del livello di gradimento e del grado di partecipazione, utile per programmare in modo più corretto il periodo di apertura degli sportelli e di impulso anche per il governo e i vari ministeri nell’identificare meglio l'allocazione delle risorse”.

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